Eventi e Ritiri

Fuge, Tace, Quiesce

Si narra cha Arsenio, nella sua ricerca del vero senso della sua vita, pregava con insistenza: “Mostrami, Signore, il cammino della salvezza”. Allora venne a lui una voce che diceva: «Arsenio, fuge, tace, quiesce», «Arsenio, fuggi, taci, rappacificati». Sono i tre capisaldi di uno stage di meditazione, che è un tempo (che può durare da qualche ora a diversi giorni) nel quale si sperimenta, insieme e in modo più approfondito, la meditazione.

“Fuge!” – “Fuggi”, lascia temporaneamente il luogo abituale di vita. Significa staccarsi dal lavoro e da quell’ambiente, persone e luoghi, che frequentiamo. La nostra identità non è determinata unicamente da quel che facciamo. Noi siamo molto di più (desideri, progetti, senso della nostra vita)! Abbandonare per un breve lasso di tempo il nostro ambiente e le nostre abitudini ci aiuta a riappropriarci di noi stessi, a capire che non siamo alienati e divorati dal vortice delle cose da fare, ma che ci possiamo aprire alle dimensioni più profonde e più autentiche della nostra vita.

“Tace” – Non si tratta soltanto di tacere, o di parlare il meno possibile, ma di ascoltare i suoni della natura, osservare i colori, sentire le sensazioni del nostro corpo. E’ un “non fare”, rimanere inattivi per un po’ e osservare e ascoltare, come quando ci si siede in silenzio davanti ad un tramonto o a contemplare le stelle. Attraverso le tecniche di respirazione e l’ascolto del proprio respiro, si entra in contatto con il proprio essere, con ciò che si sente e si vuole. Si percepisce la bellezza e l’armonia che è in noi. E’ questo il silenzio: un aiuto che ci insegna a parlare, a discernere il peso delle nostre parole, a fare delle scelte significative nella nostra vita. Il silenzio fa pulizia nella nostra casa, affina il nostro sguardo, l’udito, il tatto…

“Quiesce” – Riposa. Il silenzio, l’ascolto portano la pace, il vero riposo, la riconciliazione tra noi e la nostra vita, tra noi e i nostri enigmi, tra noi e gli altri. Il riposo va desiderato e ricercato, prendendo le distanze dal ritmo quotidiano per ritrovare l’autentica vita interiore, uscendo da quello che facciamo per rientrare in quello che siamo, un far tacere quello che ci assorda per tornare a utilizzare l’orecchio del cuore.

(Cfr Enzo Bianchi, Ogni cosa alla sua stagione, Einaudi, Torino 2014)

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