Negli uomini del nostro tempo si verifica un fenomeno sorprendente: essi aspirano alla meditazione perchè avvertono, qualunque sia la loro ideologia, o la loro fede, che a causa della tensione e della febbrilità della vita moderna, rischiano di perdere la parte migliore e più autentica di se stessi.

STAGE DI MEDITAZIONE PRESSO IL MONASTERO BENEDETTINO DI S. PIETRO DI SORRES (BORUTTA) (19 maggio 2013)

Anche quest'anno si è tenuto lo stage di meditazione di S. Pietro di Sorres (Borutta) a conclusione dei corsi di Meditazione che si sono svolti in Sardegna.

Il sabato sera (18/5) sono arrivati i meditanti di Cagliari, che hanno preso alloggio nel Monastero.
Poi, la domenica mattina, sono convenuti quelli di Sassari e Alghero, di Oristano ed altri da Cagliari.
In totale 140 meditanti: un'affluenza record!

Nella sala capitolare abbiamo svolto la meditazione, che quest'anno aveva come tema il confronto tra il maestro Doghen e San Francesco.

Entrambi sono vissuti intorno al 1200 d. C., il primo in Giappone, il secondo ad Assisi. Appartengono a due culture e a due religioni completamente diverse: Doghen è il fondatore della meditazione Zen, che noi svolgiamo nei nostri corsi; Francesco è il santo cristiano che ha incarnato in se e nella sua vita i valori del Vangelo.

Questi due santi, entrambi radicali e rivoluzionari nella loro epoca, hanno vissuto delle esperienze molto simili.
Animati da un profondo desiderio di ricerca spirituale, hanno intrapreso con decisione la via del distacco, da pensieri, modi di fare, abitudini, comodità.

Nello zen il distacco dai propri pensieri, dalle proprie convinzioni, si traduce in povertà, che è silenzio. La meditazione zen consiste nell'abbandono dei pensieri, ma anche dei beni materiali, per abbandonarsi al silenzio, che rigenera tutte le cose, che fa vedere la vita, le persone e le cose quali sono veramente: belle!

Così anche per Francesco: il vivere lunghi ritiri solitari nelle grotte, lontano dalle persone, il diventare povero per scoprire quanto Dio lo amava, lo consolava, gli dava una gioia indescrivibile, che rimane.

Ogni volta che lasciamo qualche cosa, che ci impedisce, ci ostacola, scopriamo un piccolo tesoro in noi.










Francesco e Doghen hanno fatto questa esperienza. Quale è la nostra?
Con il racconto dei punti principali della vita di questi due santi, ci siamo calati nella nostra esperienza quotidiana, nella nostra ricerca, aiutati dal silenzio, ma anche dalla musica e dalle immagini.


























Coinvolgente la preghiera dei monaci durante la celebrazione dell'Eucaristia per la festa dello Spirito Santo, che soffiando da Oriente ad Occidente, parla anche a noi oggi, nel nostro cuore, spingendoci a cercare e consolandoci: non siamo mai soli, il Signore è con noi.

Durante il pranzo abbiamo fatto amicizia fra di noi e, di pomeriggio, ci siamo riuniti in piccoli gruppi, per condividere, in modo semplice, ciò che abbiamo scoperto e sperimentato nel corso delle lezioni di quest'anno.
E' emersa l'esigenza di fare più spesso delle piccole condivisioni, in modo da poterci esprimere: la meditazione non è solo silenzio ma anche apertura, espressione.

Alle 16, dopo una piccola meditazione, la foto finale del ritiro. Grida, canti e schiamazzi, hanno interrotto un pochino il tradizionale silenzio del monastero e, forse, il sonno pomeridiano dei monaci.....

Grazie a loro per averci ospitato anche quest'anno e a tutti i partecipanti al ritiro!