Negli uomini del nostro tempo si verifica un fenomeno sorprendente: essi aspirano alla meditazione perchè avvertono, qualunque sia la loro ideologia, o la loro fede, che a causa della tensione e della febbrilità della vita moderna, rischiano di perdere la parte migliore e più autentica di se stessi.

CAMMINATA DI MEDITAZIONE NEL PARCO DELLE "PRIGIONETTE" - LOC. PORTO CONTE (ALGHERO) - (13 maggio 2007)

Un sole molto forte ed una brezza leggera ha caratterizzato la mattina del 13 maggio 2007, nella quale un gruppo di 32 meditanti provenienti da Sassari e Alghero ha svolto uno stage di meditazione in mezzo alla natura nello splendido parco delle Prigionette, in località Porto Conte (Alghero).

Regola del ritiro è stata il silenzio. Prima di tutto un silenzio interiore, come tentativo di abbandonare pensieri e preoccupazioni, poi un silenzio esteriore. In questo modo abbiamo fatto parlare la natura che ci circondava: piante meravigliose, uccelli che cantavano, terra scura, rocce, fiori, profumi ......

Dopo un breve esercizio di rilassamento e l'illustrazione della giornata è partita la fila indiana che, silenziosamente e a passo lento, ha percorso un tratto del parco.

Nella prima sosta, oggetto della meditazione è stata la terra, la sua stabilità, la sua concretezza. Che cosa ci impedisce di essere "stabili"?

Nella seconda sosta, prendendo spunto da un brano del Vangelo di Matteo (6.28: E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano, eppure io vi dico che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu mai vestito come uno di loro.) abbiamo meditato sulle piante. Ciascuno ha scelto una pianta, si è seduto davanti e e ha sostato in meditazione. Le piante non si preoccupano, eppure crescono supremamente bene: l'unica loro "preoccupazione" è quella di cercare la luce.

Nell'ultima tappa abbiamo riflettuto sulla salita, che di li a poco avremmo affrontato sotto un sole cocente. Un simbolo per indicare il cammino verso il nostro obiettivo e, nella fatica di salire, l'abbandono di ciò che ci impedisce.














In cima alla montagna ci siamo trovati ai bordi di uno strapiombo sul mare. Accompagnati dal suono dei gabbiani, abbiamo potuto contemplare il mare, il cielo e l'orizzonte.
A questo spazio infinito abbiamo simbolicamente affidato le nostre attese, la nostra fatica, per ricevere forza, energia misteriosa, che ci consentirà di affrontare le nostre quotidianità.


La discesa dalla montagna - anche questa dal valore simbolico - è stata faticosa. Nella condivisione finale, molti hanno fatto notare che è più difficile "scendere" nella quotidianità, nella vita vissuta di ogni giorno, che salire verso un obiettivo. Nella discesa è facile cadere e bisogna stare ancora più attenti.











Molto bella anche la condivisione finale, dove tutti i partecipanti hanno messo in comune ciò che hanno vissuto nella mattinata, ognuno cogliendo sfumature diverse di questa esperienza.

Molti si sono trattenuti al pranzo che, con molta semplicità, abbiamo fatto seduti nel bosco, sotto gli alberi dai rami molto fitti. Condividendo il cibo, abbiamo fatto amicizia fra di noi.












Grazie a tutti i partecipanti!