Negli uomini del nostro tempo si verifica un fenomeno sorprendente: essi aspirano alla meditazione perchè avvertono, qualunque sia la loro ideologia, o la loro fede, che a causa della tensione e della febbrilità della vita moderna, rischiano di perdere la parte migliore e più autentica di se stessi.

STAGE DI MEDITAZIONE CRISTIANA: LA PASQUA. Loc. Bau Mela, Villagrande Strisaili (NU) (13/17 aprile 2006)

Come da tanti anni, anche quest’anno ci siamo incontrati per celebrare la Pasqua comunitariamente.

Dal Giovedì Santo fino al Lunedì dell’Angelo abbiamo vissuto in una casa completamente immersa nei boschi di querce di Villanova Strisaili (NU) a 900 m di altitudine e con vista sulle cime innevate.

Quarantadue partecipanti, in maggioranza famiglie con tanti bambini per "rivivere" la storia della Pasqua: la passione di Gesù, cioè la nostra sofferenza, e la sua risurrezione, cioè la strada per la nostra rinascita, la nostra reazione, positiva, alla vita.

In questo stage i "riti" del triduo pasquale hanno rappresentato questo percorso. Il "culto" esteriore delle varie funzioni religiose ci hanno aiutato a vivere interiormente la vita di Gesù e quindi a meditare sulla nostra vita per ritrovare il filo del suo senso profondo.

Meditare per "salire" un po' di più, per diventare ancora un po' più "spirituali". Diventare "spirituali" non significa "toccare il cielo con un dito" o, peggio, "isolarci dalla realtà", ma liberarci un po' di più dal peso delle fatiche di ogni giorno, ritrovare un po' di più il senso della nostra quotidianità.
Significa meditare sulla nostra storia personale per coniugarla con il nostro futuro, che noi vogliamo carico di senso e di realizzazione per noi e per le persone che incontriamo.



Ecco alcuni spunti sui quali abbiamo meditato, posti sotto forma di domanda e risposta.

D - Che senso può avere per noi, oggi, la passione di Cristo, cioè il dolore?
Accettare la sofferenza è molto difficile: lo è stato anche per Gesù. Nella accettazione della "croce", cioè della sofferenza, c'è la "vera vita", la "salvezza", la "resurrezione". La sofferenza ("croce") ci fa distaccare dalle cose che abbiamo sperimentato che sono nocive per noi. Il dolore ci rende più "umani", più sensibili e più vicini ai bisogni degli altri.

D - Quale è il fine che Gesù si propone nei nostri confronti?
Gesù vuole innalzare la persona e portarla ad un livello di consapevolezza superiore. Gesù vuole che lo spirito abbia il primato nella nostra persona, per farla vivere in armonia perfetta con il proprio corpo. Noi non siamo "angeli" ma neppure "sassi". Quando lo spirito cresce noi siamo più consapevoli e più padroni della nostra vita.

D - Come metterci in contatto in modo più profondo con Gesù?
La fede comincia con un "sentito dire" (facciamo delle letture, oppure ascoltiamo gli altri che parlano di Gesù …). Ma la fede "granitica" nasce solo da una nostra personale e intima esperienza con il messaggio di Gesù (vivere nella nostra vita qualcosa che lui dice e fa).

D - Come si arriva a fare questa esperienza interiore?
Ci si deve abbandonare, cioè ci si deve fidare un po' del messaggio di Gesù: abbandonarsi con il cuore. Occorre rivolgere a Gesù una preghiera "intima" ed "elevata" e purificarci interiormente, cioè liberarci da ciò che ci impedisce di compiere il bene. Dare tempo alla preghiera, alla meditazione è il presupposto necessario per "crescere", per "elevarci" e per sintonizzarci meglio con noi stessi e con gli altri. Rientrare in noi stessi è come scoprire il bambino che è in noi e farlo giocare.

D - Come orientarci nei labirinti della quotidianità?
Dobbiamo vivere secondo quello che crediamo. Quello (anche poco) che abbiamo capito che è vero, dobbiamo farlo. Dobbiamo fare lealmente, onestamente, ciò in cui crediamo, altrimenti siamo falsi predicatori, e la nostra religiosità è falsa.

D- La fede consiste nel perseguire grandi obiettivi?
No. La fede si vive ogni giorno nelle piccole cose, nelle piccole scelte. Le grandi scelte possono esserci o no ma non sono indispensabili. Soltanto vivendo concretamente la fede, essa si radica e cresce in noi. Fede significa avere fiducia nelle persone a noi vicine. Se diamo fiducia, queste persone si apriranno. Se neghiamo la fiducia, esse si chiuderanno e non riusciremo a creare una "comunità".



Cosa abbiamo portato via dallo stage? Varie le risposte nella condivisione finale dei partecipanti.

  • - un senso di armonia profonda fra i partecipanti, che difficilmente si incontra in altri ambienti;
  • - una fiamma, o una fiammella, che è la nostra speranza per farci vedere i lati positivi della nostra quotidianità e farci affrontare i problemi in modo diverso;
  • - la consapevolezza che abbiamo delle qualità positive e che dobbiamo esercitarle a beneficio degli altri e nostro;
  • - il convincimento che fare delle azioni positive fa nascere delle ulteriori positività nell'ambiente in cui viviamo e ciò rafforza la nostra fiducia e la nostra speranza, di cui abbiamo assolutamente bisogno per vivere.


Porteremo dentro la bellezza incantevole dei luoghi che ci hanno ospitato che, da soli, hanno silenziosamente parlato al nostro cuore.

Il lago: il senso di quiete, di sinuosità, di espansione e di restringimento. Un abbraccio alla nostra multiforme natura.

Le foreste e gli alberi. Silenzio, pace, senso di radicamento profondo e di presenza.
















L'acqua . La freschezza, la purezza, il suono melodioso e continuo. L'abbondanza, lo scorrere, il rinnovarsi continuamente.