STAGE YOGA DI ALGHERO DEL 10/10/04

Tema: Comunione o comunità fra di noi

Ci siamo ritrovati alle 8.45 in località Monte Agnese, ad Alghero. Dopo un esercizio di rilassamento e una visualizzazione, abbiamo meditato e ci siamo confrontati su alcuni spunti di riflessione.

  • Innanzitutto, cosa s'intende per "comunità"? Con questo termine, si vuole designare il rapporto fra due o più persone che stringono un legame: i fidanzati, i coniugi e la famiglia, l'ambiente del lavoro, le amicizie, la Scuola di Meditazione ....

  • Idealizzare una comunità. Considerare la comunità come un'ideale, più che vederla come essa è concretamente, è un atteggiamento giusto? L'idealizzazione è necessaria in una comunità, perché dà la spinta ad andare avanti e a non fermarsi alle difficoltà, però occorre aspettare le persone più lente di noi ed incoraggiarle con pazienza. Questo significa vivere la comunità nella sua reale e, talvolta, "brutale" concretezza. Noi dobbiamo dare soprattutto il nostro esempio all'altro e, se questo non segue, dobbiamo pregare per lui. L'idealizzazione è un aiuto ma, se portata all'eccesso, è pericolosa, perché esaspera le diversità fra i vari componenti della comunità e porta alla divisione fra gli stessi.

  • Come si concilia la vita unitaria della comunità con le immancabili diversità dei singoli componenti? Ognuno di noi è unico e irripetibile e ha qualcosa di speciale. La nostra unicità contribuisce positivamente alla vita della comunità. La bellezza di essere unico ed irripetibile dà uno contributo essenziale alla crescita della comunità. Se non si accetta la diversità degli individui, la comunità diventa totalitaria e perde la sua natura.

  • La esperienza comunitaria alla Scuola di Meditazione costituisce una esperienza privilegiata: come trasferirla in famiglia e negli altri ambienti in cui viviamo? Esistono differenti tipi di comunità: alcune precostituite (la famiglia, la città dove è capitato di abitare, l'ambiente di lavoro) ed altre dove entriamo per scelta (la comunità della Scuola di Meditazione è una di queste). Questi ambiti comunitari si intrecciano fortissimamente a vicenda. La Scuola di Meditazione è una comunità "privilegiata", perché attraverso questa esperienza ci alleniamo, consapevolmente, a vivere con gli altri, migliorando i nostri rapporti. Ciò arricchisce noi e, tramite noi, gli altri ambienti che frequentiamo.
    Le varie comunità in cui viviamo si intrecciano. Se, ad esempio, uno non sa vivere in comunità con la moglie o nel lavoro, non saprà vivere mai in alcuna comunità. Perché la persona non è portata verso l'altro? Perché ha difficoltà a comunicare? Questi sono i grossi problemi del mondo di oggi. Con questo modo di fare non si vive la vita giusta, che comporta, invece, espansione verso l'altro.

  • Quando ci troviamo in una comunità, siamo aperti o chiusi verso chi non appartiene alla comunità? Possiamo sentirci protetti nella comunità e chiuderci alle persone che a questa sono estranee. E' un grave errore. Se siamo aperti, avvicinandosi all'altro, non perdiamo ma ci arricchiamo. Se ci chiudiamo, ci impoveriamo. Se ci apriamo, possiamo attuare uno dei compiti di Gesù, che è quello di aiutare gli altri.

  • I nemici della comunità .....

  • Che ruolo ha il leader nella comunità? Il leader è l'ultimo: colui che deve servire senza mettersi in mostra. Non deve fare propaganda di se stesso, se no gli altri lo rifiutano. Dopo che ha fatto il proprio dovere, il leader è sempre un "servo inutile". Cioè, da quello che fa non deve ricavare utili o vantaggi personali, ma i vantaggi devono essere solo per tutti. Oggi, nel lavoro ed in molti uffici non è così.
    La Scuola di Meditazione non può prendere esempio dai modelli che offre la nostra società.

  • Che fare perchè la comunità continui a vivere? Occorre pensare a ciò che unisce e al progetto, che consiste nel fare del bene agli altri, insieme.

Alle ore 12.45 lo stage è terminato: alcuni sono tornati a casa, altri sono rimasti per il pranzo.

Ecco la nostra comunità! Quelli presenti ....